ago
21
2009

Tremando di terrore Sara ritirò il biglietto del treno e, con aria dimessa salì sul treno, sicura che tutto, se fosse mai tornata lì, non sarebbe mai più stato con prima. Non sapeva cosa avrebbe trovato, chi avrebbe incontrato, e soprattutto cosa avrebbe deciso di cercare nel nuovo mondo che le si prospettava davanti. Non aveva ben chiaro cosa aspettarsi dal quel radicale cambiamento e per di più non era davvero sicura di voler… cambiare!
Sedette al suo posto sul treno vicino al finestrino e cominciò quindi a pensare. Forse avrebbe conosciuto persone straordinarie, luoghi stimolanti e divertenti, paesaggi sublimi e quasi incantati; forse avrebbe trovato parole rassicuranti, abbracci sinceri, voci melodiose, momenti felici e risate gioiose. Oppure avrebbe avuto solo nostalgia del luogo che abbandonava per sempre e precipitosamente sarebbe tornata? Non sapeva, non capiva… era ora estremamente confusa. All’ improvviso però un pensiero alienante le si tuffò nel cuore, lo stomaco le si annodò ferocemente, la testa sembrava stesse per scoppiare: e se quel cambiamento non fosse servito a nulla? Se lei, nonostante la novità dei luoghi e delle persone, non fosse cambiata? Se i suoi pensieri non avessero mutato la loro tradizionale e perversa logica? Se, nonostante le nuove e più o meno esaltanti abitudini che forse l’avrebbero aspettata, la sua più profonda essenza non fosse mai cambiata e il dolore avrebbe continuato ad accompagnarla per sempre? Se, nonostante ciò che avrebbe visto, i suoi occhi avessero continuato a guardare sempre allo stesso modo? Solo appoggiando i suoi piedi sulla terra straniera l’avrebbe scoperto. Solo scendendo dal treno avrebbe così capito se c’ è qualcosa di eterno… se noi siamo eterni!
ago
21
2009

Tra le dune portato dal vento, sentendo solo le basse erbe secche che mi sfioravano la pelle arrivai sulla spiaggia deserta, abbandonata ormai anche dal sole che tornava al suo luogo d’ origine dietro l’ orizzonte. Comincia la mia lunga camminata verso ciò che non conoscevo sperando di arrivare, volendo mai riuscirci. Una natura arrabbiata con se stessa mi sfiorò i piedi nudi sul bagnasciuga. La spuma del mare dalla quale sembrava prendere forma una venere triste e stanca. Cavalloni oltremodo maestosi che mi invitavano ad unirmi a loro, ma come avrei potuto? Neanche il coraggio di non avere coraggio! Iniziai la mia corsa sfrenata tra quei granelli di sabbia secchi e polverosi fatti solo per chi non li sente e non li osserva con attenzione. Ma poi la nebbia calò. Il mare pareva aver abbandonato anche lui l’ arsa sabbia che mi teneva lì incollato. Allora capii. Mi unii alla nebbia impalpabile e oscura che governava quell’ attimo e mi staccai dalla terra.
ago
14
2009

Per 14 anni sono entrato dentro quella scuola. All’ inizio sembrava carino. Tutti che ridevano, ti salutavano e parlavano strano. Col passare del tempo però mi sono reso conto della tortura a cui ero sottoposto. Due volte a settimana lì, con quella insegnante che sembrava venisse da un altro pianeta e con persone alle quali interessava meno di me dell’ inglese. E poi è arrivata la lezione semindividuale… Non facevamo altro che fare esercizi, parlare, e poi ancora scrivere. Non ce la facevo più! Così all’ età di 16 anni ho detto: <>. Allora ho deciso di andare in Inghilterra. Quando poi sono arrivato a Londra… <>.
ago
08
2009

L’ aereo bruscamente si fermò sulla pista. Il portellone si aprì e io toccai l’ arida terra marocchina. Un vento bollente mi attraversò le membra ed invase in un momento tutto il mio corpo. Viaggiando per il mondo non mi era mai capitato di vivere una tale esperienza e di scoprire tali sensazione. Non c’ è un aggettivo solo per descrivere questa terra d’ Africa. Non esiste in realtà un solo Marocco, ci sono più Marocco che coesistono in modo particolarmente preciso insieme. Convive il Marocco ricco, pieno di ville di lusso, con l’ Ambrogio di colore tutto vestito con abiti tipici di guardia ai luminosi palazzi d’ Oriente dalle mille e una notte con un Marocco della medina, cioè il centro storico più interno della città, dove tra strette viuzze si dispiegano anime perse in cerca di un’ uscita da quel labirinto che è la loro faticosissima vita. Bambini colorati di sporco che tentano di mischiarsi tra i turisti in cerca di un paio di occhi stranieri da commuovere al fine di fuggire dal quello strazio. Un’ esistenza trascorsa sulla terra appena sterrata di un’ infinità di vicoli lunghissimi adornati da innumerevoli negozi e modeste botteghe, interrotti da fontane decorate a mosaico e monumentali moschee, dove odori di spezie, di sporco e di insetti dominano incontrastati. Gente persa tra le proprie quotidiane attività, impensabili per l’ uomo oltre equatoriale che scrive ormai solo dinanzi ad un computer. Questa è Marrakech, la più esilarante città del Marocco dinanzi alla quale le altre si inchinano, la città africana dalle viuzze strette che confluiscono tutte nella grande piazza Djem el Fnaa come i fiumi nel mare. Un mare di incantatori di serpenti, di mercanti di gioielli, stoffe, tappeti e preziosità d’ ogni genere. Avvolto da lampade colorate e stoffe impregnate di un odore sconosciuto entro nella piazza ed il mio cuore, colpito dalla vista di quel luogo oltremodo eterno e incorruttibile, si fermò.